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Lorenzo Ricci

Musicoterapia

Il mio lavoro con bambini con bisogni speciali è un quotidiano incontro con la dimensione della domanda

“Cosa devo fare?”, “Cosa posso fare?”, “Di cosa ha bisogno questo bambino?”, “Cosa mi chiede?”, e così via, sempre più in profondo, fino a toccare interrogativi che arrivano alla sfera esistenziale e al tema del destino.  

La musica è un fatto eminentemente umano

Ogni bambino è un’incognita, un mistero, e chi lavora in questo campo sa bene quanto sia utile familiarizzare velocemente col silenzio, con la dimensione non-verbale, con gli sguardi e i gesti, con i piccoli dettagli.
In questa esperienza di ricerca, la musica è un’enorme risorsa.
Il concetto di musica come
linguaggio universale è un luogo comune abusato e ormai svuotato del suo significato, ma per cogliere il valore dell’esperienza musicale in ambito terapeutico, è a mio avviso necessario muovere da una prospettiva antropologica: la musica è un fatto eminentemente umano. 

CAnzoni dei bambini

La dimensione della musica

La dimensione della musica, come risultato di un atto creativo cosciente, pertiene esclusivamente alla sfera umana.
La natura è ricca di suoni e rumori: il rombo dei tuoni, lo sciabordio delle onde, il canto degli uccelli o di altri animali, sono senz’altro meravigliose manifestazioni sonore che, però, non si organizzano in una sinfonia e non sono espressioni creative di un individuo cosciente di sé. Sono piuttosto effetto della sfera naturale e istintuale, propria del regno degli elementi naturali e di quello animale.
La musica, sulla terra, è il risultato di un atto creativo primariamente umano. È l’uomo che “fa” la musica (e sarebbe corretto anche dire che sia la musica a fare l’uomo, ma questo ci porterebbe molto lontano). Siamo allora legittimati ad affermare che per fare musica bisogna essere uomini. Quando porto l’esperienza creativa della musica incontro ad un bambino, gli sto implicitamente dicendo: “tu sei un uomo!”. La musica, infatti, sviluppa, valorizza e potenzia, l’umanità che è in noi. 

CAnzoni dei bambini

Musica, relazione e cura

In questi anni ho fatto molte esperienze utilizzando la musica nel lavoro con i bambini con DSA (Disturbi Dell’apprendimento), ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività), DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio) e soprattutto con AUTISMO

Con la musica si può entrare in relazione in modo “nuovo”, trascurando, anche solo per brevi momenti, abitudini e condizionamenti propri al consueto piano comunicativo. Il dialogo musicale, quando è realmente libero e creativo, apre un confronto non verbale che molto spesso coinvolge nuovi piani di ascolto, stimola l’intenzionalità comunicativa, e più spesso, dà libera espressione all’essere che immediatamente ne percepisce un benessere.

Il mio metodo

Il mio approccio non è accademico, ma artistico-creativo.
Non uso protocolli d’ intervento.
Cerco di entrare nella relazione con il bambino, leggerne i bisogni e proporre un’esperienza musicale o artistico-terapeutica, che possa aiutare, sostenere e nutrire.